La vita si contrappone all’uomo comune - Siamo uno, nessuno e centomila...
 
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    La vita si contrappone all’uomo comune

    Siamo uno, nessuno e centomila...

    Ci sono degli uomini che prediligono uno stile di vita in cui l’ozio non è contemplato, spendendo il proprio tempo ad un ritmo forsennato, privo d’interruzioni, privo di pause. Altri ancora invece preferiscono cullarsi nella bambagia, guardando inermi lo scorrere delle lancette, lo scorrere dell’esistenza. Eppure, prima o poi, c’è sempre un momento in cui la vita si contrappone all'uomo comune, sovrapponendosi ad esso e, per una qualsiasi ragione, costringendolo a fermarsi. A poco a poco, quei noiosi istanti diventano interminabili, concretizzandosi in un connubio di futilità e irrilevanza per quell’uomo. L’essere umano comune detesta fermarsi, essendo sempre nella scia di quella linea sottile che per omologazione lo accomuna agli altri, contemplata dal piacere, dallo sconsiderato trastullo che maschera in parte l’opacità dell’ esistenza, in parte la fragilità, l’insicurezza, la paura situata nel più profondo del subconscio. Quando quella linea si assottiglia, l’uomo avverte dentro di lui il grigiore dell'insufficienza che lo attanaglia, del vuoto interiore  che lo spoglia dalle sue certezze, mentre quella maschera crolla lasciando spazio alla cruda realtà cui èimpossibile, inutile opporsi.L’individuo comune in mezzo agli altri è “uno, nessuno, centomila”, mutando la sua forma a seconda del contesto più comodo su cui l’apparenza tesse la propria tela.All’avventarsi della solitudine invece, ciò che traspare dallo specchio sentenzia l’uomo, sparpagliando le sue certezze agli angoli della sua incredulità, rendendolo polvere, rendendolo niente. Forse è proprio questa la ragione per cui l’onta dell’ozio è tanto odiata agli occhi dell’uomo, incurante della verità nonché dell’essenza della vita stessa.L’essere umano è costantemente inglobato in un limbo di menzogne, un teatro in cui la finzione è padrona indiscussa dell’opera, a cui sottrarsi risulterebbe evadere da uno schema prestabilito, che l’individuo comune non può, non intende lasciare. Ciò che però traspare, che riecheggia quando costui è avvolto dalla solitudine, è solo un uomo, un uomo come tanti, un corpo vuoto vittima della stessa esistenza che crede di dirigere, mentre quella maschera continua a snaturarsi, a spezzare in due le sue certezze, la sua esistenza.

    di Diego De Mizio


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